La capra girgentana, grazie alle originali corna a spirale e al soffice manto candido, somiglia a un animale mitologico.
Anche perché le sue origini sono particolarmente antiche: già nel VII millennio a.C. ci sono testimonianze della sua presenza in Grecia!

Da non sottovalutare anche che l’aspetto unico e caratteristico della capra girgentana ha affascinato interi popoli sin dall’antichità.
Per questi motivi, le leggende legate a questo splendido esemplare sono varie e particolarmente interessanti! 

Scopriamo insieme come la mitologia classica, in differenti modi, abbia raccontato le gesta della più famosa Girgentana!  

La capra girgentana nella mitologia: la capra Amaltea 

Fin dalle origini, la capra occupò un posto molto importante nell’immaginario collettivo di tutti i popoli.
Infatti fu considerata sacra, simbolo di abbondanza e di prolificità.

Leggende, miti e tradizioni sulla capra erano legate alla figura di Zeus e si estesero largamente in tutti i luoghi della Grecia, via via che il suo culto veniva accolto.
Nello specifico, secondo la mitologia tramandataci da Ovidio nel XI libro delle Metamorfosi, sappiamo che Amaltea fu la capretta che a Creta aveva nutrito Giove con il proprio latte.

Amaltea, nome femminile di origine greca, deriva dal termine amaltheuo ovvero “nutrire” e assume il significato di nutrice.
Questo bellissimo animale era agile, scattante, fiero ed aveva il dono dell’eterna giovinezza.
Le sue eleganti corna voluttuosamente attorcigliate risplendevano al sole, specialmente al mattino e al tramonto, e si ergevano sulla bianca fronte per più di un metro di altezza!
Il suo manto era più soffice dei morbidi fili di seta d’Oriente, carezzevole e dolce come i capelli di un bimbo. 

La mite e dolce capra si distingueva per la sua tenerezza e in più, dopo averla munta, si poteva gustare un latte miracoloso!

I miti riguardo le origini di Amaltea 

Amaltea viveva a Creta sul monte Ida, sulla vetta più alta.
Qui gli abitanti raccontavano che fosse figlia del re Melisseo.
Altri, invece, sostenevano che fosse una ninfa figlia di Oceano.
In realtà, poiché aveva il dono dell’eterna giovinezza, è più probabile che non avesse genitori e provenisse dall’infinito!

Qualcuno la chiamava figlia del Sole e non aveva torto, tanto era risplendente e abbagliante la sua bellezza.
Ma non si sbagliava neanche chi, guardandola, pensava all’oceano.
I suoi occhi, pur non avendone il colore, ricordavano la profondità degli abissi marini.

Per di più, per arrivare a Creta, l’avventuriera Amaltea aveva attraversato numerosi oceani misteriosi.
Visto che, in origine, aveva abitato sulle montagne dalle vette altissime, candide, lontane e inaccessibili dell’Asia (l’odierna catena montuosa dell’Himalaya).

Da non dimenticare che questa intrepida capra, proprio per la sua forza e determinazione, veniva chiamata anche Adamantea.
Di fatto, aveva tutto dell’adamante (metallo forte e prezioso): era pura, splendente, tenace, perfetta e indomabile.
E furono proprio queste virtù che, più di altre, la resero la prescelta per allevare il re degli dei!

capra girgentana

Perché Zeus fu allevato da Amaltea

Si pensa che, per nutrire il dio infante, fu scelta lei – capra e ninfa –  per il suo nome.
Amaltea, etimologicamente, significa “allevatrice” e deriva dal latino alma mater (madre nutrice).
Quello che tuttora non è chiaro è il perché di questo tipo di denominazione.
Era forse predestinata?
Oppure prese questo appellativo in seguito: dopo aver allattato il piccolo Zeus?
Certo è che dalle sue mammelle sgorgava copioso il latte della vita per nutrire, alla perfezione, il futuro re degli dei.
Oltre a tutto ciò, la motivazione che ha reso la capra Adamantea la balia del divino pargoletto ha un carattere ben più drammatico.

Secondo il mito Crono, il dio del tempo, decise che tutti i figli nati da lui e da Rea, la Grande Madre, dovessero morire.
I suoi genitori, infatti, lo avvertirono che una delle creature da lui generate lo avrebbe spodestato.

Pertanto il dio del tempo adottò un metodo, a suo giudizio, infallibile: ingoiava vivi i suoi nascituri.
Ne aveva già mangiati cinque, quando la moglie restò incinta di Zeus.
Giunto il momento di partorire, Rea si rifugiò nella caverna del più alto monte di Creta e qui incontrò Amaltea che di quella grotta aveva fatto il suo rifugio e la sua reggia. 

Dopo aver partorito la creaturina, la Grande Madre compì la sua scelta e l’eroico inganno.
Diede da ingoiare a Crono, con astuzia, una pietra abilmente avvolta in panni e affidò alla coraggiosa
capra il nascituro per salvarlo.

Oltretutto, affinché il crudele padre di Zeus non potesse trovare il figlio né in cielo, né in terra e né in mare, la culla dorata del divino infante fu appesa ai rami di un enorme albero.

L’infinito amore di Adamantea per il piccolo Zeus

Con l’arrivo di questo bimbo speciale la capretta fu felice, finalmente non era più sola!
Si affezionò a lui in un modo viscerale: mai in passato nessun altro lattante era stato tanto amato, né mai lo sarebbe stato in futuro.

Lo curò alla perfezione e con tutta la dedizione di questo mondo.
Non voleva lasciarlo mai solo un istante e, nel momento in cui era costretta a farlo, soffriva indicibilmente.
Quando doveva andare a procurarsi il cibo (a lei indispensabile per produrre il latte necessario) sollevava teneramente il bimbetto con le sue corna splendenti e lo adagiava tra i rami dell’albero più frondoso, nascondendolo alla vista di chiunque.
Poi tornava trafelata e lo allattava.

Il latte di Adamantea era miracoloso: possedeva (un po’ come quello della capra girgentana) qualità così straordinarie che nessun latte di donna ha mai avuto o avrà mai.
E fu proprio grazie a questo nutrimento divino che quel neonato divenne il dio di tutti gli uomini e gli dei: il grande Zeus.

capre girgentane

La prima capra girgentana: come Adamantea raggiunse la Sicilia

Mentre la capretta si dilettava nel suo ruolo di divina nutrice, le capitò di ascoltare le splendide parole del poeta Pindaro che la colpirono particolarmente.
Quest’ultimo raccontava che Akragas era la più bella città dei mortali e quel canto riecheggiò non solo a Creta ma per tutta l’Ellade!
Ad un tratto lo spirito inquieto di Adamantea si risvegliò e il luogo dove abitava le apparve piccolo e squallido. 

Allora decise di navigare, ancora una volta, un nuovo mare e approdò sul litorale di Akragas (l’attuale Agrigento).
Qui avvenne il miracolo che le cambiò l’esistenza!

La valle fiorita di Akragas era bellezza allo stato puro e Adamantea ritornò a essere felice ma, ancora, il suo destino non si era compiuto! 

La sorte di Adamantea

A Creta, nel frattempo, Crono aveva scoperto l’inganno ordito da Rea e s’infuriò.
Ritrovò Adamantea e, agitando convulsamente la sua implacabile falce, colpì una delle sue corna spezzandola alla radice!
La capretta la raccolse da terra, la riempì di fiori e di frutta e la donò al suo bimbetto.
Da questo doloroso episodio nacque il mito della celebre cornucopia: portatrice di abbondanza, ricchezza e fortuna ai mortali.

Purtroppo, nella meravigliosa valle di Akragas, Adamantea era molto a disagio con il suo corno spezzato.
Si sentiva inadeguata e, essendo stata condannata all’eterna giovinezza, di fatto era rimasta sempre una capretta, non avendo mai figliato.
Ma, finalmente, il suo destino stava per compiersi: si sarebbe sdoppiata!

In sostanza, Adamantea era la più splendida delle ninfe con le sembianze di una capra!
Perciò era giunto il momento che l’animale pascolasse, desse alla luce dei piccoli e riempisse la valle di Akragas con la sua prole (tutta di straordinaria bellezza e produttrice di un ineguagliabile latte di capra girgentana).
E, di conseguenza, era giusto che la ninfa – la più bella dell’universo – volasse in cielo, purificando e illuminando l’intero creato con lo splendore adamantino della sua bellezza, spiritualità, armonia e delle tante sue virtù.

Quando la capra Adamantea morì, Zeus – che era stato allattato e amato infinitamente dal suo primo vagito dalla sua dolce balia – la pose nell’universo degli astri.
Chiunque, infatti, alzando gli occhi al cielo può vederla splendere ogni sera (è il satellite più vicino al pianeta Giove). 

capra girgentana

Altre leggende legate alle corna della capra girgentana Amaltea

Zeus, dopo essere diventato il re degli dei, benedisse e conferì poteri magici alle corna della divina balia, come ringraziamento, per averlo nutrito con amore e dedizione.
Queste voluttuose ed eleganti estremità divennero celebri recipienti di ricchezza e fortuna: il possessore, di fatto, avrebbe ottenuto da esse tutto ciò che desiderava!
Nasce anche da qui il mito della Cornucopia, detta anche Corno di Amaltea.

Secondo la testimonianza del poeta latino Ovidio, invece, un corno della nutrice si ruppe mentre il piccolo Zeus la cavalcava, giocando.
Le ninfe Io e Adrastea, dopo aver curato la capra, riempirono l’estremità rotta con della frutta e la diedero al divino monello!
In seguito, il padre degli dei ritornò quel corno alle figlie di Melisseo, trasformandolo nella prodigiosa Cornucopia (dal latino cornu copiae,Corno dell’Abbondanza”).

Il leggendario oggetto, sia nella cultura greca che in quella latina, era simbolo di fertilità dato che si riempiva automaticamente e costantemente di cibo sopraffino e prelibate bevande!

Adamantea e l’egida

Oltre alle corna magiche, Adamantea aveva una pelle invulnerabile, tant’è che il dio degli uomini e degli dei la indossò come una corazza per combattere contro il padre Crono e i fratelli Titani.
Effettivamente, dalla radice greca aix (capra) deriva il termine “egida” che significa salvaguardia e indica proprio il magico rivestimento di difesa di Zeus.

Altri raccontano, invece, che l’egida fosse stata fabbricata con la pelle di Adamantea da Efesto, il quale la trasformò in uno scudo indistruttibile e resistentissimo.
Per questo motivo Zeus è definito Egioco, cioè fornito di egida!

Amaltea e le stelle

Ovidio racconta che, alla morte di Amaltea, il re degli dei decise di onorare e omaggiare la sua amata balia per l’eternità!
Pertanto Zeus la pose insieme ai suoi capretti tra gli astri del cielo e la chiamò Cappella.
Questo nome, in seguito, fu dato anche a una delle costellazioni più famose delle Pleiadi. 

Secondo un mito più tardo, invece, l’affettuosa nutrice fu assunta fra le stelle e trasformata da Zeus (che le voleva molto bene) nella costellazione della capra ovvero quella del Capricorno (“corno della capra”, appunto).
In astronomia, non a caso, Amaltea indica il satellite più vicino al pianeta Giove, scoperto da Barnard nel 1892. 

allevamento capra girgentana


Dopo questa “immersione” totale tra
miti e leggende, torniamo ai giorni nostri…
Ormai ti sarà chiaro come la splendida capra girgentana somigli in tutto e per tutto alla sua divina antenata!

E come da Amaltea si ricavava il latte della vita, così dalle nostre dolcissime caprette mungiamo un latte prelibato, grazie alle sue innumerevoli proprietà e ad un gusto unico e inimitabile che dà ai nostri formaggi profumi e sapori speciali.

Vieni ad ammirare le capre girgentane nel nostro allevamento, potrai vedere con i tuoi occhi la loro indole affettuosa ed emozionante!
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